#Ventiseifebbraio

Due anni di guerra in Ucraina. Il medioriente in fiamme e non si vede alcuno spiraglio di pace. La tragica morte del dissidente Navalny. La geopolitica di cui tanto si parla in questo periodo non sembra riuscire a trovare una via per portare a soluzioni positive. Stati Uniti Cina e Russia dominano la scena utilizzando il loro potere economico -finanziario-industriale per “costringere” il resto del mondo e soprattutto i paesi in crisi economico-sociale ad essere totalmente dipendenti dalla nazione partner. Un mondo che sembra rassegnato a subire con sopportazione gli eventi che purtroppo parlano ancora di guerra e miseria. E con un senso di impotenza restano inascoltati gli avvertimenti della scienza sulla necessità di affrontare immediatamente la transizione tecnologica ed ambientale che dovrebbe essere il primo pensiero del mondo civile.

L’UE E LA PROMOZIONE DEGLI ALIMENTI BIOLOGICI

Per bilanciare la discrepanza tra l’espansione dei terreni coltivati con metodi biologici e la diminuzione delle vendite al dettaglio sono necessari diversi interventi coordinati. Secondo il rapporto annuale dell’Istituto di Ricerca sull’Agricoltura Biologica, la quantità dei terreni a coltivazione biologica è aumentata del 5,1% nel 2022 mentre la vendita degli alimenti biologici è diminuita del 2,8% nello stesso periodo causata prevalentemente dall’inflazione. Il mercato biologico deve crescere ad un ritmo più veloce per raggiungere gli obiettivi  della strategia “Farm to Fork” della Commissione Europea.

UE: STOP ALL’INQUINAMENTO NAVALE

Il 15 febbraio è stato raggiunto un accordo preliminare per aggiornare le norme sulla prevenzione dell’inquinamento marino causato dalle navi nel territorio UE.  L’accordo mira a vietare lo sversamento di liquami, acque di scarico e residui dai sistemi di depurazione e gas di scarico. Gli obiettivi includono anche un sistema di comunicazione più efficace tra i paesi membri e la Commissione Europea sugli incidenti di inquinamento marino e sul controllo digitale degli allarmi lanciati da Clean Sea Net, un sistema satellitare di monitoraggio dell’inquinamento da idrocarburi.

A cura di Fabio Cortese e Marco Barone