#Diciannovefebbraio

IMPERI DIGITALI
Uno degli elementi fondamentali per realizzare e condurre la transizione ambientale necessaria per la salvaguardia del pianeta passa obbligatoriamente per la rivoluzione digitale e avere una posizione dominante è sicuramente un importante elemento di potere economico, industriale, finanziario e soprattutto politico. Secondo Anu Bradford, docente della Columbia University nel suo libro Digital Empires, di tre imperi digitali, da cui il titolo dell’opera, che sono Stati Uniti, Cina ed Europa. Ognuno di questi tre imperi con evidenti differenze, ma che identificano la loro potenza tecnologica economica con un preciso modello di norme e regolamenti, e soprattutto con la capacità di esportare il proprio modello fuori dei propri confini stabilendo sfere di influenza di grande interesse geopolitico. Siamo alla vigilia delle elezioni europee e comunque vada nei risultati l’Europa deve avere una strategia che non rinuncia la propria essenza ma deve trovare una solidarietà non più solo di principi ma anche di sviluppo industriale e comunitario per non perdere la sfida con i due giganti. Trovare soprattutto una strada per offrire il proprio modello ai paesi emergenti e alla ricerca di forme democratiche di crescita, e quindi con una strategia politica e finanziaria che dimostri che il modello europeo potrà essere vincente. Tutti i cittadini chiamati a votare dovrebbero capire che solo un’Europa forte potrà reggere all’urto con i due imperi dominanti, perché i principi e i diritti che tutelano l’uomo devono essere sempre al primo posto.

ATTENZIONE AL GREENWASHING
Più della metà delle affermazioni fatte dal management delle aziende sono vaghe, fuorvianti o infondate. Una recente indagine della Commissione Europea ha rivelato che il 57,5% delle informazioni fornite dalle organizzazioni manca di sufficienti dati per valutarne la fondatezza, evidenziando una persistente presenza del greenwashing nonostante l’attenzione crescente sulla sostenibilità d’impresa.
Il greenwashing si verifica quando le aziende comunicano in modo fuorviante le proprie pratiche sostenibili, presentandole come più ecologiche di quanto siano in realtà o attribuendo etichette generiche come “EcoFriendly” o “100% Green” a prodotti che non rispettano tali standard. Inoltre, molte aziende confondono strumenti di rendicontazione come il bilancio di sostenibilità con altri report senza rispettare standard internazionali riconosciuti.
Tuttavia, la pratica del greenwashing potrebbe presto essere regolamentata a livello europeo. La Commissione Europea ha proposto una direttiva sui Green Claims che mira a garantire la veridicità, la comparabilità e la verifica delle informazioni ambientali divulgate dalle imprese, al fine di ridurre il greenwashing e consentire ai consumatori di prendere decisioni informate. Questa proposta prevede sanzioni per le aziende che non rispettano le norme.
Inoltre, l’entrata in vigore della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) nel 2023 estende l’obbligo di rendicontazione delle performance di sostenibilità a un numero maggiore di aziende, riducendo di conseguenza le comunicazioni falsate tipiche del greenwashing.
Per contrastare il greenwashing, sempre più aziende stanno adottando l’economia circolare, un modello quantificabile che si basa sul riciclo, la riparazione, il riutilizzo e il recupero dei materiali. Questo approccio non solo aiuta a prevenire il greenwashing, ma valorizza anche la gestione sostenibile dei processi produttivi e degli scarti, offrendo un vantaggio competitivo sul mercato.
L’UE INVESTE SULLE RINNOVABILI
L’Unione Europea ha recentemente investito 20 milioni di euro in un progetto ambizioso che potrebbe rivoluzionare la produzione su larga scala di turbine mareomotrici.
L’energia del mare è una risorsa rinnovabile incredibilmente efficiente e a basso impatto ambientale, ma è stata a lungo trascurata a causa dei costi elevati legati alla mancanza di un’industria dedicata.
La società scozzese Nova ha preso l’iniziativa con SEASTAR, un progetto ambizioso che mira a ridurre drasticamente i costi dell’energia del mare a €120 per MWh, sfruttando delle turnine poste sott’acqua aprendo la strada alla produzione su larga scala.
L’Unione Europea ha riconosciuto il potenziale di questo progetto e ha stanziato 20 milioni di euro per sostenere questa iniziativa rivoluzionaria.
Con un investimento così significativo, ci aspettiamo che SEASTAR continui a evolversi, aprendo la strada a un futuro energetico più sostenibile.
Verso un Futuro a Emissioni Zero: Cosa Aspettarci Entro il 2050?
Questo progetto promettente potrebbe essere la chiave per raggiungere l’ambizioso obiettivo di zero emissioni entro il 2050. L’Europa sta guidando l’innovazione nel settore energetico, dimostrando che investire in soluzioni sostenibili è il modo migliore per plasmare un futuro più verde per tutti.
A cura di Fabio Cortese e Marco Barone