Di Danilo Guenza
Dall’effetto Trump al marketing socio-territoriale: come le aziende stanno cambiando il modo di comunicare l’impatto ambientale e sociale per evitare la trappola dell’ideologia.
In un’epoca di cambiamenti definiti “epocali”, il tema dello sviluppo sostenibile sta attraversando una fase di profonda mutazione. Non si tratta più solo di grandi promesse proiettate nel 2050, ma di una necessità pragmatica che deve fare i conti con la realtà economica e politica. Di questo abbiamo parlato con Filippo Sciacca, fondatore di Sostenia ed esperto di sviluppo sostenibile “laico”.
L’identikit dell’esperto “laico”
Cosa significa essere un esperto laico di sostenibilità? Per Sciacca la risposta risiede nelle origini. Se un tempo la materia era appannaggio quasi esclusivo di ONG come Legambiente o WWF, l’approccio laico nasce dal mondo delle aziende e del marketing strategico. “La differenza sostanziale,” spiega Sciacca che lavora su questi temi dal 2002, “è che non si parte da un punto di vista ideologico, ma da uno pragmatico ed economico”. È una transizione dal “sentito dire” attivista alla gestione operativa dei processi aziendali.
L’effetto scenario: tra Trump e la crisi climatica reale
Il contesto internazionale, influenzato da slogan come il “drill baby drill” di Donald Trump, ha inevitabilmente rallentato l’entusiasmo di alcune imprese. Tuttavia, Sciacca sottolinea che il processo è ormai irreversibile, specialmente per le aziende che si rivolgono a target giovani (under 45).
Nonostante l’attenzione mediatica sia leggermente calata (stimata in una flessione del 10-15%), la realtà bussa alla porta con urgenza. “Sono siciliano,” racconta Sciacca, “e ieri ho sentito parlare di uragani nello Ionio, un termine che non esisteva nel nostro vocabolario. Se i media abbassano l’attenzione, la vita reale ci riporta al fatto che, senza interventi seri, i nostri figli avranno problemi reali”.
Dal globale al locale: il marketing socio-territoriale
Una delle critiche principali alla comunicazione della sostenibilità è la sua distanza: troppo lontana nel tempo (il 2050) o nello spazio (le donazioni in Africa). La soluzione proposta da Sciacca è il marketing socio-territoriale, un modello che mira a creare “valore condiviso” dove vivono i consumatori.
Il concetto è semplice: l’azienda non deve solo fare “beneficenza” generica, ma diventare divulgatrice di buone pratiche.
“Pensiamo a un’azienda di merendine che finanzia il Pedibus, la mobilità sostenibile casa-scuola. Non sta solo attivando un progetto pilota, sta diventando il motore di un’abitudine sana per i bambini e le famiglie di una specifica comunità”.
In questo modo, la sostenibilità smette di essere un concetto astratto e diventa un vantaggio tangibile: meno plastica nelle spiagge locali, meno traffico davanti alle scuole, più trasparenza sui dati aziendali.
Social Media e trasparenza: basta muri di testo
Il futuro della comunicazione della sostenibilità non passa per i bilanci di sostenibilità da cento pagine (che, come nota Sciacca, leggono in pochissimi), ma per una narrazione trasparente e diretta sui social media. L’obiettivo è trasformare dati complessi in pillole digeribili: “L’azienda Y nel 2025 ha ridotto le emissioni del 5%, l’azienda Z ha abbattuto il gender gap del 20%.” Unire l’ingaggio dei consumatori (chiedere loro dove intervenire) al racconto dei risultati ottenuti è la chiave per superare la diffidenza. In un mondo che rischia di rigettare la sostenibilità se percepita come un’imposizione ideologica, l’approccio laico e territoriale di Sostenia propone una via d’uscita: meno slogan, più fatti, partendo dal cortile di casa.