Orbetello, tra tradizione e sfide: i pescatori custodi della laguna

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Di Danilo Guenza

In questa intervista il Presidente della Cooperativa dei Pescatori di Orbetello Pierluigi Piro ci racconta il lavoro quotidiano dei pescatori della laguna; un lavoro effettuato con metodi tradizionali e con estremo rispetto per l’ambiente. Un lavoro duro, in un ecosistema delicato e fortemente integrato con le attività dell’uomo. La laguna di Orbetello è uno specchio d’acqua di 27 chilometri quadrati incastonato tra il monte Argentario e la terra ferma della Maremma toscana. Un territorio aggredito dal turismo estivo e dagli effetti del cambiamento climatico primo fra tutti l’innalzamento delle temperature che, solo lo scorso anno, hanno generato una fortissima perdita di pescato misurabile in migliaia di tonnellate, e quindi di introiti economici per chi ci lavora. Oggi, aggredita anche dal “granchio blu” un animale involontariamente
importato, tra le cosiddette specie aliene, molto aggressivo e che crea grandi danni. Nella laguna si pesca pesce pregiato con i sistemi antichi, sostenibili e classici del Lavoriero, del Martello e del Tramaglio che Piro racconta nell’intervista. Una pesca che permette di produrre una bottarga (dall’arabo Batarikh) eccellente e riconosciuta a livello internazionale per la sua qualità. Anche la conservazione del Pesce è effettuata con metodi tradizionali e, da sempre, la Cooperativa è anche Presidio Slow Food proprio a testimoniare questa vocazione ad una pesca sostenibile e di qualità. Ma la Cooperativa fa anche molta attività sociale, di promozione e conservazione dell’habitat naturale quali, ad esempio, molti progetti con le scuole per sensibilizzare i ragazzi e diffondere conoscenza e sensibilità verso questo straordinario patrimonio naturale e per la raccolta della plastica. Nell’intervista, Piro affronta anche le tematiche relative al supporto che i pescatori ricevono dalle Istituzioni locali, nazionali ed Europee che è francamente, molto poco e sicuramente non adeguato, considerando l’importanza che questo ambiente ha per il territorio e per gli interessi diversi e complessi che qui vi gravitano e per la salute di noi tutti.

 

Nonostante la sua importanza, la laguna affronta gravi problemi ambientali. Le “morìe” di pesci sono state un evento ricorrente: la prima nel 2015 e una successiva e più devastante il 25 luglio 2024, che ha causato la morte di circa 3.000 tonnellate di pesce, con un danno stimato di 5,3 milioni di euro. Le morìe sono dovute al surriscaldamento delle acque, alla mancanza di ossigeno e allo sfaldamento di due alghe tipiche, la Valonia e la Chetamorfa, che esplodendo rilasciano nitriti. Nel 2024, la Valonia è stata la causa principale.

Un altro problema è la proliferazione del granchio blu, conseguenza della moria che ha ridotto i predatori naturali come orate e spigole. Mentre nel 2021 furono censiti solo 150 granchi, nel 2023 si è arrivati a 150 quintali, e nel 2025 già a 700 quintali. Si stima che ogni femmina possa produrre fino a 5 milioni di uova, rendendo la sua crescita “violenta e inarrestabile”.

I pescatori si definiscono i “primi custodi della Laguna”, ma chiedono un maggiore sostegno. Nonostante la Regione Toscana investa circa 700.000 euro all’anno, i fondi non sono sufficienti per i lavori strutturali necessari a mettere in sicurezza la laguna. Piro suggerisce una gestione commissariale in attesa che un nuovo consorzio di tutela, previsto per il 2026, entri in funzione.

Per quanto riguarda il turismo, la cooperativa promuove un approccio sostenibile, non di massa. Si organizzano percorsi per far vedere la pescata ai turisti e iniziative di sensibilizzazione, come la raccolta delle plastiche e l’educazione nelle scuole. “La Laguna di Orbetello può essere un veicolo di turismo sostenibile importantissimo a livello internazionale” conclude Piro, ma sottolinea che “la laguna deve stare bene”. Senza un ambiente sano, ogni attività correlata, per quanto sostenibile, non può essere produttiva.

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