Di Danilo Guenza
E’ raro trovare romanzi ambientati o addirittura pensati sui temi legati al cambiamento climatico e al suo impatto sulla vita delle persone e sui loro sogni.
Ed è rarissimo trovarne di belli, scorrevoli, emozionanti come: “L’ultima Acqua” di Chiara Barzini edito da Einaudi.
L’autrice, oltre ad essere una scrittrice è anche sceneggiatrice; ha vissuto e lavorato per molti anni negli Stati Uniti dove ha collaborato con varie testate e scritto molti libri di grande successo.
In questo libro, Barzini racconta la storia poco nota dell’acquedotto di Los Angeles e del suo ideatore l’ingegner William Mulholland che con la sua opera, ha reso possibile l’impossibile facendo nascere Los Angeles nel deserto.
L’acquedotto trasporta l’acqua per circa 375 chilometri dalla valle del fiume Owens, nella Sierra Nevada meridionale, attraverso il deserto del Mojave fino a Los Angeles.
L’autrice racconta questa vicenda attraverso la storia di un suo viaggio “on the road” fatto, con due sue amiche, alla scoperta dei luoghi attraversati dall’acquedotto.
“Percorrendo l’acquedotto di Los Angeles, scrive Barzini, “ho visto con i miei occhi che aspetto ha la siccità e ho scoperto che la carenza di risorse attira allo stesso tempo avvoltoi e sognatori. Fin dal primo momento in cui ha deviato l’acqua a Los Angeles nel 1913, William Mulholland“, continua Barzini, “ha predisposto la città a un destino di malagestione, avidità e corruzione. L’acqua, il nuovo oro liquido, è oggi la moneta più preziosa del pianeta”.
E prosegue: “L’acqua costruisce e distrugge gli imperi, ma è l’illusione collettiva dell’abbondanza perpetua che sta causando l’apocalisse”
Il libro è in qualche modo anche ispirato dall’incendio di Palisades che nel gennaio del 2025 distrusse molte aree di Los Angeles regalandoci orribili immagini di macerie e devastazioni. Chiara Barzini ha vissuto a Los Angeles e le due amiche che la accompagneranno in questo viaggio che è in qualche modo, anche iniziatico, vivono proprio nella “Città degli Angeli”.
L’autrice lo dice chiaramente:” In questo momento di crisi, il punto non è agitare le braccia al cielo e arrendersi, ma scegliere con cura gli oggetti di valore, tornare ad un senso di appartenenza primordiale e osservare. E’ quello che ho cercato di fare in questo libro. Entrare in contatto con il sentimento del primo amore, piuttosto che con quello della fine della storia. L’impulso iniziale non mi è venuto da una attrazione morbosa per l’apocalisse, ma da una curiosità per l’alfabeto genetico della città, un nucleo che conteneva al tempo stesso un monito e un ottimismo inestinguibile. Faccio tesoro di quella prima particella acquatica perché tutto è cominciato da li.”
E conclude la sua prefazione dicendo: “Questo è un libro sull’acqua e sulla sua magnifica e incongrua presenza nel deserto, sulle vite immaginarie e sulle illusioni che ci creiamo quando siamo spinti da desiderio di costruire e possedere, e su come fare i conti con la magia una volta che sfugge alla nostra presa romantica. E’ un libro che parla di terra arida, tempeste e incendi, di una città esoterica e incomprensibile e dei suoi codici misteriosi”.
Chiara Barzini L’ultima Acqua, edito Einaudi.