Di Danilo Guenza
Intervistato alla Digital Week di Milano, Luca Bruschi dell’ufficio Renda ha affrontato l’urgenza dell’economia circolare nel settore moda, evidenziata dalla sovra-produzione del fast fashion e dalla consapevolezza che le risorse naturali sono finite su un pianeta “sfera chiusa”. Bruschi ha distinto l’approccio alla circolarità tra i segmenti: il lusso si orienterà probabilmente verso il second-hand e strategie meno impattanti, mentre il fast fashion dovrà concentrarsi sul recupero degli scarti industriali e del post-consumo per ridurre le inefficienze della sua supply chain. L’impatto dei regolamenti europei è massiccio: oltre 15 direttive (incluse Ecodesign, Digital Product Passport e la European Textile Strategy 2030) imporranno durabilità, tracciabilità e una nuova progettazione dei capi. Questo rappresenta una sfida enorme per la manifattura italiana, costituita prevalentemente da PMI e terzisti. Infine, per quanto riguarda la finanza, sebbene alcune banche stiano introducendo sustainability linked loan con tassi agevolati, il supporto non è ancora generalizzato o sufficientemente incisivo, rendendo gli investimenti in sostenibilità (che sono una “maratona”) un onere ancora significativo per le imprese.