Le sentinelle del Rio Negro: vivere nella foresta senza possederla

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Foto e testo di Danilo Guenza

In Brasile, lungo le rive del Rio Negro, il più grande affluente del Rio delle Amazzoni, esiste un modello di conservazione della natura unico al mondo. 

Non si tratta di parchi nazionali completamente chiusi alla presenza umana, né di territori privati. 

Sono le RESEX, acronimo di Reservas Extrativistas (Riserve Estrattive), aree protette nate per consentire alle popolazioni tradizionali di vivere della foresta senza distruggerla e rappresentano uno dei primi esempi al mondo di integrazione tra tutela ambientale, giustizia sociale  e gestione comunitaria del territorio. 

Le  RESEX nascono dall’idea semplice ma rivoluzionaria di Chico Mendes. Si trattava di realizzare un modello che riconoscesse alle comunità locali il diritto collettivo di utilizzo delle risorse naturali mantenendo intatto l’ecosistema con l’obiettivo di proteggere la foresta, garantendo il diritto alla terra delle popolazioni indigene. Si trattava soprattutto di evitare la concentrazione fondiaria lasciando comunque allo Stato la proprietà pubblica del territorio.

Oggi sono gestite dall’Instituto Chico Mendes de Conservaçâo da Biodiversidade (ICMBio) che è l’agenzia federale brasiliana responsabile delle aree naturali protette, creata nel 2007 dal Governo Federale che risponde al Ministero dell’Ambiente e del Cambiamento Climatico, e prende il nome da Chico Mendes oggi considerato un eroe nazionale brasiliano dichiarato Patrono dell’Ambiente Brasiliano.

Chico Mendes era un indigeno nato a Xapuri, nel 1944, nello stato amazzonico dell’Acre ed era un seringuerio cioè un raccoglitore di lattice naturale dagli alberi della gomma. Negli anni tra il 1970 e il 1980 divenne leader dei lavoratori forestali e organizzò forme di resistenza non violenta contro il disboscamento e l’espansione degli allevamenti dei bovini che stavano distruggendo vaste aree della foresta. 

Disse: «All’inizio pensai che stavo combattendo per salvare gli alberi della gomma, poi ho pensato che stavo combattendo per salvare la foresta pluviale dell’Amazzonia. Ora capisco che sto lottando per l’umanità». 

Chico Mendes venne assassinato da sicari davanti alla propria abitazione a Xapuri, il 22 dicembre 1988.

Dal punto di vista giuridico, le RESEX fanno parte del Sistema Nazionale delle Unità di Conservazione (SNUC), istituito nel 2000. La legge stabilisce che il loro obiettivo è proteggere i mezzi di sussistenza, la cultura e il modo di vita delle popolazioni tradizionali garantendo allo stesso tempo l’uso sostenibile delle risorse naturali.  

Le principali norme prevedono:proprietà pubblica della terra;  diritto d’uso collettivo concesso alle comunità residenti; agricoltura familiare e pesca tradizionale consentite; estrazione di prodotti forestali non legnosi (frutti, fibre, oli, resine) autorizzata secondo criteri sostenibili; divieto di attività minerarie; divieto di caccia sportiva o commerciale; sfruttamento del legname possibile solo in casi specifici e secondo i piani di gestione approvati.

Ogni riserva è governata da un Consiglio Deliberativo composto da rappresentanti delle comunità, enti pubblici e organizzazioni della società civile. Le decisioni più importanti vengono prese collettivamente e formalizzate nel Piano di Gestione (Plano de Manejo), che definisce dove pescare, quali specie proteggere, quali attività economiche sviluppare e quali aree lasciare intatte.  

Tra le più importanti RESEX del Paese e del bacino del Rio Negro figurano la Reserva Extrativista Rio Unini – che abbiamo visitato – e la Reserva Extrativista Baixo Rio Branco-Jauaperi, strettamente collegate al mosaico di aree protette che comprende il Parco Nazionale di Jaú.  

Per raggiungere la Reserva Extrativista Rio Unini, siamo partiti da Manaus solcando in barca, per tre giorni, le acque dolci di questo fiume dalle dimensioni maestose. Il cielo con le sue nubi, si riflette sulle sue acque scure, colore del tè forte, creando giochi di luci e grafie sempre diverse che a volte non permettono di distinguere l’uno dall’altro. Ai lati scorrono le sponde disegnate da una vegetazione sommersa ricchissima di specie che regalano agli occhi centinaia di sfumature di verde che solo degli abitanti riescono a distinguere.

Una navigazione che procede lenta mentre la natura scatena emozioni primordiali.

A Novo Airâo, l’ultima città moderna che si incontra prima di addentrarsi con la navigazione nella foresta, c’è l’ultima possibilità di trovare dei supermercati, una filiale bancaria costruita su una chiatta galleggiante e un presidio sanitario di primo soccorso.

Qui abbiamo incontrato il responsabile dell’ufficio locale di ICMBio, Enrique Salazar, analista ambientale con laurea in ecologia al quale abbiamo chiesto della loro attività quotidiana di gestione e preservazione, delle sue problematiche e dei risultati conseguiti.

“La nostra attività di preservazione e conservazione procede bene e con risultati soddisfacenti” ci ha detto Enrique. “In questo siamo facilitati dalla poca appetibilità di questi territori dal suolo povero e dalla forte acidità delle acque che non richiamano grandi speculazioni. L’attività turistica cresce e quindi anche il numero dei cittadini ma questi sono fattori contraddittori perché da un lato abbiamo maggiori servizi e lavoro da offrire ma dall’altro cresce la pressione sull’ambiente e alcuni delitti quali l’aumento indiscriminato della pesca sportiva che non è consentita. 

Quindi siamo di fronte ad un vero paradosso che va gestito con molta accortezza.
Il sostegno Federale e dell’amministrazione locale c’è ma occorrerebbe più coordinamento tra le istituzioni e una politica specifica per superare le difficoltà che troviamo nel reperire personale qualificato per controllo e monitoraggio; a questi ragazzi oggi possiamo offrire un contratto a tempo di circa tre anni, per vivere in queste zone tutt’altro che facili.”

Ancora Salazar: “ I rapporti internazionali sono molto importanti per noi. Ad esempio qui abbiamo la presenza di un fondo tedesco che ci consente di finanziare alcune nostre attività.” “Infine – conclude Salazar —per valutare poi i risultati di COP30 è ancora presto, ci vuole più tempo.”

Le regole non scritte

Accanto alle norme legali nelle RESEX, esiste un sistema di consuetudini tramandate da generazioni.

Le relazioni sociali sono fortemente basate sul rispetto degli anziani, depositari della memoria collettiva e delle conoscenze ecologiche tradizionali.

La pesca rappresenta un elemento centrale della vita quotidiana. Molte comunità distinguono informalmente tra luoghi destinati al consumo familiare e luoghi soggetti a regole più severe di protezione. Questa gestione comunitaria precede spesso la legislazione moderna e ne ha ispirato molte pratiche.

Un patrimonio antropologico

Dal punto di vista antropologico, le RESEX costituiscono un raro esempio di conservazione fondata sulla presenza umana anziché sulla sua esclusione. Le famiglie vivono lungo i corsi d’acqua, organizzate in piccole comunità costituite anche da un unico nucleo familiare, raggiungibili quasi esclusivamente in barca. Le case sono generalmente costruite su terreni rialzati per adattarsi alle variazioni stagionali del livello dei fiumi.

La vita segue ancora il calendario delle acque: la piena e la secca determinano gli spostamenti, la pesca, la raccolta dei frutti e perfino l’organizzazione scolastica. Le conoscenze sulla foresta — piante medicinali, cicli riproduttivi dei pesci, comportamento degli animali — vengono trasmesse oralmente e rappresentano una forma di sapere ambientale accumulata nel corso dei secoli.  

Nella RESEX UNINI abbiamo incontrato Sandra Amazonas che è la Presidente della comunità Indigena di Baré, Ticuna e Apurinà.

“ Sono nata qui, dove oggi c’è la riserva. Con la RESEX molto è cambiato e in meglio. Prima c’era chi veniva qui e pescava il nostro pesce in maniera indiscriminata ed ora questo è illegale. Oggi abbiamo barche più grandi e migliori che ci consentono di trasportare i prodotti agricoli che coltiviamo e lavoriamo come ad esempio, le castagne o la manioca. Commerciamo il pesce e del piccolo artigianato quale i bio gioielli che producono le famiglie stesse”. Nella riserva vivono 17 famiglie e 53 persone.

“ Oggi abbiamo più servizi quali ad esempio, un presidio sanitario e questo è un fatto importante tenendo conto che la prima assistenza è a 18 ore di barca. Abbiamo anche la scuola con insegnanti inviati dalla Prefettura che organizza anche corsi serali per gli adulti. 

Sul futuro dell’Amazzonia sono positiva. Anche grazie a COP30 la consapevolezza del lavoro di conservazione cresce” conclude Sandra.

Un equilibrio fragile

Osservate dal Rio Negro, le RESEX appaiono come piccoli insediamenti umani immersi in una natura sconfinata. In realtà rappresentano molto di più: un esperimento sociale e ambientale che tenta di dimostrare come la conservazione dell’Amazzonia possa essere compatibile con la permanenza delle popolazioni che la abitano da generazioni. Qui la foresta non è soltanto un ecosistema da proteggere, ma una casa, una memoria collettiva e una fonte di identità culturale.  

Nota: QUESTO ARTICOLO CON IL TITOLO: “NELL’AMAZZONIA CHE NON MOLLA” E CON ALCUNE VARIAZIONI EDITORIALI, E’ STATO PUBBLICATO SUL SETTIMANALE “IL VENERDÌ'” DE LA REPUBBLICA IL 14 AGOSTO 2026

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