Di Danilo Guenza
Come reagisce la cultura e, in modo particolare, la letteratura dinanzi agli effetti devastanti del cambiamento climatico? Questa è la domanda alla quale Amitav Ghosh cerca di rispondere con il suo saggio “La Grande Cecità” edito da Neri Pozza per la collana i Colibrì.
Ghosh è indiano, nato nel 1956. Ha studiato ad Oxford e vive tra Calcutta e New York. Ha scritto molti romanzi di successo internazionale.
Per l’autore la cultura è strettamente connessa con il consumo e la produzione, ne induce i desideri attraverso le emozioni che accompagnano l’immaginario.
Si desidera una automobile decappottabile non per le sue caratteristiche tecniche ma per le immagini che evoca: strada che corre, paesaggi incontaminati, sole, libertà, vento tra i capelli.
Questa cultura, intrinsecamente legata al capitalismo, è stata capace di raccontare qualsiasi cosa ma rivela una estrema resistenza a raccontare il cambiamento climatico. Quando lo fa, si tratta quasi sempre di saggistica e molto raramente di narrativa, spesso relegata alla fantascienza.
Perché accade questo? A questa domanda Ghosh tenta di rispondere con questo libro; all’occultamento della realtà nell’arte e nella letteratura contemporanee sostenendo che:
“ questa nostra epoca, così fiera della propria consapevolezza, verrà definita l’epoca della Grande Cecità?”.
L’autore scrive:
“Sono arrivato a convincermi che le sfide che il cambiamento climatico pone agli scrittori contemporanei, per quanto specifiche sotto certi aspetti, siano anche dovute a qualcosa di più antico e profondo; e derivino in ultima analisi dalla griglia di forme convenzioni letterarie che hanno modellato l’immaginario narrativo proprio nel periodo in cui l’accumularsi di anidride carbonica nell’atmosfera stava riscrivendo il destino della terra.”
E ancora:
“ …si potrebbe addirittura sostenere che la narrativa che si occupa di cambiamento climatico sia quasi per definizione un genere che le riviste letterarie serie non prendono sul serio; la sola menzione dell’argomento basta a relegare un romanzo o un racconto nel campo della fantascienza. E’ come se nell’immaginazione letteraria il cambiamento climatico fosse in qualche modo imparentato con gli extraterrestri o i viaggi interplanetari.
C’è qualcosa di sconcertante in questo particolare circolo vizioso. E’ senz’altro molto difficile concepire la serietà come qualcosa di cieco di fronte a minacce che possono cambiare la vita. E se l’urgenza di un argomento è un buon criterio per valutarne la serietà, bè, visto ciò che lascia presagire per il futuro della terra, credo che il cambiamento climatico dovrebbe essere la principale preoccupazione degli scrittori di tutto il mondo – e non è così mi pare.”
Circa 300 pagine fitte di riflessioni, informazioni e argomentazioni, che ci conducono nella storia della letteratura e nell’analisi di alcuni dei maggiori scrittori di ogni epoca per argomentare e riflettere su questo tema: “la Cecità della nostra letteratura di fronte al cambiamento climatico”, che non fa che acuire la situazione di mancanza di reazione pubblica e politica di fronte al continuo aggravarsi della situazione.