Di Danilo Guenza
A fine novembre, nel pieno di questi tempi complessi e tragici, l’Unione Europea ha rilasciato la Nuova Strategia per la Bio-economia con l’obiettivo di sbloccare tutte le potenzialità di questo nuovo modello di produzione trasversale a molti settori economici. La bio-economia dà oggi lavoro a circa 17 milioni di persone nella UE (l’8% dei posti di lavoro) e nel 2023 rappresentava un valore di 3000 miliardi di euro, con l’Italia medaglia d’argento grazie ai 400 miliardi di euro di valore stimato, che corrispondono a poco meno del 15% del totale europeo.
Un settore che dà lavoro ad oltre 17 milioni di persone
L’Unione vuole sfruttare ulteriormente il potenziale della bio-economia per creare valore e guidare la transizione verso industrie pulite sostituendo, almeno in parte, i prodotti a base fossile. Ma cos’è la Bio-economia? È quel nuovo paradigma economico che sfrutta la materia organica non fossilizzata come legno, scarti agricoli, deiezioni animali, pesca, biogas e altro per la produzione di cibo, energia, prodotti industriali e materiali, escludendo i combustibili fossili che derivano anch’essi da materia organica ma fossilizzata in milioni di anni e quindi non rinnovabile.
Per riuscire a farlo si tratta di sviluppare nuove tecnologie e sistemi produttivi, quasi sempre basati su una filiera integrata e complessa, per sfruttare le biomasse terrestri (i materiali organici, appunto) che si rinnovano. Su questo sono al lavoro da molti anni centinaia di ricercatori e imprenditori visionari che spesso lavorano sotto l’insegna di start-up. Anche la Bio-economia produce CO2 e non è quindi ad impatto zero, ma riduce drasticamente le emissioni rispetto a quelli che utilizzano combustibili fossili quali petrolio, gas e carbone.
Inoltre, la Bio-economia è definita circolare e rigenerativa perché riutilizza e ricicla i materiali biologici per la produzione di nuovi beni, spesso connettendo tra loro settori industriali e agricoli dove i sottoprodotti di uno diventano gli “ingredienti” di un’altra, creando sinergie e reti e permettendo, inoltre, di passare da un sistema di produzione e di consumo lineare ad uno circolare.
Un fattore strategico geopolitico per l’Unione
La Bio-economia circolare rappresenta per l’Europa anche un fattore strategico e geopolitico perché riduce la dipendenza da fonti energetiche che il nostro continente deve comunque importare a caro prezzo. Questa nuova Strategia arriva dopo la prima versione varata dal Parlamento Europeo nel 2012, aggiornata poi nel 2018, che ha permesso di raggiungere buoni risultati soprattutto nell’ambito della ricerca e nell’innovazione di sistema.
Con questa nuova versione la UE vuole fare un deciso passo in avanti incrementando l’implementazione industriale delle soluzioni fin qui individuate, trasformandole in realtà concrete e operative. Questo è previsto avvenga attraverso vari strumenti quali la realizzazione di un quadro normativo coerente e semplificato che premi modelli di business circolari e sostenibili; la fornitura di autorizzazioni più rapide per l’introduzione di nuove tecnologie a sostegno della produzione bio-based soprattutto delle PMI; la fornitura di finanziamenti destinati alle biotecnologie per favorire il passaggio dalle fasi pilota dei progetti alla loro implementazione.
Inoltre, verrà istituito un “forum europeo” dei regolatori e degli innovatori della bio-economia per favorire lo scambio delle migliori pratiche e monitorare i progressi. La Nuova Strategia si pone l’obiettivo di stimolare la domanda di prodotti bio-based favorendo la fiducia dei consumatori verso questi prodotti.
I prodotti bio-based sempre più diffusi e utilizzati
Pensiamo al settore tessile e alla moda che da anni vede una vera e propria crescita esponenziale nell’uso di bio-materiali per ridurre l’impatto sull’ambiente di emissioni e degli scarti: un vero e proprio flagello planetario. Oppure alla bio-edilizia con l’impiego sempre più diffuso della canapa, del riso, dei funghi o del legno – oggi in Norvegia c’è il Mjosa Town, un edificio di oltre 85 metri interamente costruito in legno e considerato il grattacielo più ecosostenibile al mondo.
Ma soprattutto, pensiamo all’automotive con l’uso sempre più diffuso di bio-plastiche a sostituire le plastiche fossili, che sono sempre più utilizzate rispetto al metallo per ridurre il peso dei veicoli e quindi i consumi (si valuta che per un meno 10% di peso si ottiene un meno 7-8% nei consumi). Un altro settore chiave è quello dei bio-carburanti quali, ad esempio, il bio-etanolo, che è molto utilizzato in USA e Brasile ed è un prodotto della fermentazione di mais, vinacce, barbabietole ed altro. Oppure i carburanti per l’aviazione con i SAF (Sustainable Aviation Fuels). Su questo tema è nota la battaglia del governo italiano a favore dei bio-fuel e e-fuel, recentemente legittimati dall’UE, per valorizzare l’esperienza e la ricerca maturata dal Gruppo Eni.
Con il nuovo piano strategico si punta ad istituire una “Alleanza” – BEA – nella quale le principali imprese UE si impegnano ad acquistare congiuntamente 10 miliardi di euro in materiali bio-based entro il 2030.
Una nuova fonte di reddito per pescatori, agricoltori e silvicoltori
Si vorrebbe anche sviluppare iniziative per premiare i pescatori, gli agricoltori e i silvicoltori che proteggono i suoli e promuovono l’uso sostenibile delle biomasse, consentendo loro di diversificare i flussi di reddito attraverso la valorizzazione dei residui e dei sottoprodotti del loro lavoro. Nelle intenzioni questo dovrebbe permettere loro un maggior ritorno economico attraverso nuove opportunità commerciali ed anche la creazione di nuovi posti di lavoro soprattutto nelle aree rurali e costiere, garantendo, al contempo, che l’approvvigionamento di biomassa rimanga costante.
Naturalmente sono ancora molti i problemi e gli ostacoli allo sviluppo della Bio-economia Circolare come, ad esempio, i costi di produzione ed i prezzi finali dei prodotti, la logistica, le tecnologie disponibili e le professionalità necessarie, ma la strada sembra ormai tracciata. Ora vedremo se realmente si passerà dalle intenzioni ai fatti e con quali modi, tempi e risorse.