
Di Danilo Guenza
Il viaggio è occasione di confronto e conoscenza, per scoprire come, in vari angoli del pianeta, le diverse versioni di ciò che chiamiamo “uomo” hanno declinato strategie di vita differenti in risposta al proprio ambiente.
Quando Ingolfur Arnarson, uno dei primi coloni proveniente dalla Norvegia, giunse sulla costa islandese nell’870 circa, chiamò il luogo in cui si stabilì Reykjarvík (oggi Reykjavík), ovvero baia (vík) del fumo (reykjar), impressionato, pare, da tutto il vapore bianco che vedeva salire dalle sorgenti termali.
In effetti ci sono pochi luoghi al mondo dove si può praticamente guardare cosa succede live nelle profondità della Terra. L’Islanda è uno di quelli. Giovane se paragonata ad altre regioni del pianeta, la sua particolare formazione ne fa un laboratorio di geologia e vulcanologia a cielo aperto. È una terra inquieta, che sotto la coltre dei suoi smisurati ghiacciai nasconde un cuore incandescente.
Fin dall’antichità quest’isola è stata fonte di ispirazione per scrittori e poeti, scienziati e viaggiatori.

Non a caso Jules Verne scelse di far iniziare il suo celebre “Viaggio al centro della Terra” proprio dal cratere di un vulcano islandese, lo Snæfell. Né sorprende che Giacomo Leopardi, quarant’anni prima di Verne, scegliesse proprio un islandese come paradigma dell’uomo che si confronta con la potenza/prepotenza della Natura, per il suo “Dialogo della Natura e di un Islandese”, impressionato, probabilmente, dai racconti che di questa remota isola faceva già nel Settecento Voltaire, ne “L’Histoire de Jenni”. Nessuno di loro visitò mai l’Islanda, che però nei secoli è diventata sinonimo di luogo inospitale e ostile. Eppure, oggi i 350mila abitanti di questa crosta di lava emersa poco sotto il Circolo Polare, a cavallo della dorsale medio atlantica, sfidando il pessimismo cosmico, sono in cima alla lista dei paesi più felici del mondo e il modo in cui hanno saputo trasformare la minaccia del fuoco che brucia nelle viscere della terra in energia pulita è una delle ragioni del loro benessere.
La rivoluzione verde dell’Islanda è partita nel XX secolo: in passato, le sue uniche fonti di energia erano la torba e il carbone importato dall’estero. Da fanalino di coda dell’Europa, il Paese ha raggiunto oggi l’indipendenza quella energetica, diventando uno dei paesi con la più alta qualità della vita, grazie allo sfruttamento del calore della Terra. Circa l’85% dell’energia primaria utilizzata in Islanda deriva da risorse rinnovabili locali, di queste la geotermia rappresenta il 66%.

Oltre al fuoco, anche l’acqua, gioca un ruolo fondamentale nello sfruttamento dell’energia geotermica, producendo effetti spettacolari, come i geyser, fumarole e pozze di fanghi bollenti. Quest’ultima, incanalata, viene portata nelle case, usata per lavarsi e per il riscaldamento. Secondo i dati attuali, circa il 90% delle abitazioni in Islanda è riscaldata grazie alla geotermia, con l’acqua bollente che viene incanalata e portata nelle case da lunghe pipeline, anche queste ormai un landmark distintivo. Ma gli islandesi non si sono limitati all’uso della geotermia per produrre energia. Data l’origine vulcanica, il 78% del suolo non è adatto all’agricoltura: solo 1% del territorio è coltivato, prevalentemente a fieno e foraggio per gli animali.
Le prime serre riscaldate con energia geotermica fecero la loro apparizione nel 1924; in seguito fu introdotta l’illuminazione artificiale, sempre della medesima origine, rendendo il paesaggio notturno islandese ancora più affascinante, costellato di serre illuminate a giorno che sembrano astronavi. Oggi nei supermercati è possibile acquistare pomodori, cetrioli, funghi, peperoni, cavolfiori e fragole prodotti localmente.
Può suonare strano, ma la coltivazione di banane più grande d’Europa dopo quelle delle isole Canarie si trova a 45 km a sud est di Reykjavík, a Hveragerði, un’area geotermale che cominciò a svilupparsi intorno agli anni ’20, proprio grazie ai primi esperimenti di geotermia applicata alle coltivazioni.

L’Islanda al momento è molto attiva nella realizzazione di progetti e cooperazioni internazionali, con team di esperti che forniscono consulenze anche ad altri Paesi, come Germania, Ungheria, Turchia, Cina, Etiopia, Kenya, El Salvador, Indonesia. La combinazione dei modelli islandesi con nuove tecnologie, tra cui l’applicazione delle pompe di calore e persino l’accumulo di calore e raffreddamento nel sottosuolo, sta aprendo nuove opportunità.
E il Pianeta ringrazia.