Intervista a Giuditta Brattini, Responsabile Progetti dell’Associazione “Fonti di Pace” a Gaza

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Di Danilo Guenza

“Non sono rimasta sorpresa per quanto è a caduto in Palestina il 7 ottobre,” ha detto Giuditta Brattini, Responsabile Progetti dell’associazione Fonti di Pace, ai nostri microfoni durante il Forum Economico Eurasiatico tenutosi ad Istambul. Brattini era a Gaza in quelle terribili e tragiche ore e riuscirà a rientrare in Italia dopo tre settimane.
Nell’intervista, che trovate nel file audio, ci ha parlato della sua esperienza nella Striscia dove si trovava da settembre 2023 per monitorare alcuni progetti dell’associazione legati alla cura di bambini feriti.”

Secondo Brattini, i fatti di ottobre non sono che il culmine di un assedio completo che dura dal 2007. “Non c’è vita,” ha specificato, riferendosi ai border chiusi e al contingentamento di generi alimentari e attrezzature sanitarie imposto per anni. Questa situazione, unita a una “non politica che potesse in qualche maniera parlare di pace,” è la radice dell’aggressione.

L’Orrore Vissuto e l’Emergenza

Già intorno alle 10:30 del 7 ottobre, Brattini era all’Al Aqsa Hospital, assistendo all’arrivo di numerosi feriti, donne, uomini e bambini, una dimensione che fin da subito preannunciava un’aggressione di vasta portata. “Le dimensioni che ha assunto poi questi attacchi dopo il 7 di ottobre… sono stati ormai dichiarati anche dalla Corte di Giustizia Internazionale come un plausibile genocidio,” ha affermato.

Nelle tre settimane successive, prima di rientrare, gli internazionali si sono spostati nelle scuole dell’UNRWA, divenute luoghi di accoglienza per gli sfollati. Oggi, si contano circa 1 milione e 900 mila civili sfollati su 2 milioni e 300 mila abitanti di Gaza.

La crisi è aggravata dalla fame e dalla distruzione: “L’ONU ha parlato che a Gaza la gente muore di fame,” ha denunciato Brattini, con gli aiuti umanitari (parlavano di 300 camion al giorno) che restano insufficienti o bloccati. Le infrastrutture sono distrutte, inclusi gli ospedali, come il Rantissi per i bambini oncologici, e gli impianti di filtraggio dell’acqua. Oltre ai morti sotto i bombardamenti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima altri 100.000 morti causati dalla mancanza di cure e farmaci.

Le Ragioni Economiche e la Ricostruzione

L’interesse a non lasciare la Striscia è determinato dai giacimenti di gas al largo delle coste, sui quali l’Italia, attraverso ENI, avrebbe già accordi con Israele. “Questo diventa un interesse economico-finanziario che poi sono gli interessi che muovono guerre ed aggressioni contro i popoli,” ha chiosato Brattini.

Guardando al futuro, dove Gaza dovrà essere interamente ricostruita per circa l’83%, Brattini ha ripreso le parole del Cardinale Pizzaballa: “Dobbiamo ricostruire non per Gaza, ma con Gaza“.

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