Di Danilo Guenza
Intervista all’Ambasciatore Alberto Bradanini al Forum Economico Eurasiatico di Verona, in cui analizza le ragioni storiche ed economiche dell’ascesa cinese, il concetto di multipolarità e la sua visione sul ruolo dell’Unione Europea e della diplomazia.
L’ambasciatore Bradanini individua in Deng Xiaoping il “vero animatore, il creatore del successo economico e anche politico, tecnologico, eccetera della Cina contemporanea” con la sua politica di apertura e riforma iniziata nel 1978.
La ragione strutturale di questo successo risiede nell’essenza diversa del sistema cinese rispetto al capitalismo occidentale a guida americana, che negli ultimi decenni è divenuto “un neoliberalismo autoritario che impone sacrifici alla maggioranza per arricchire le tasche già piene di chi siede in cima alla piramide”.
Bradanini cita la celebre frase di Deng Xiaoping: “Non importava il colore del gatto, purché acchiappasse i topi.” In questa metafora, i “topi da acchiappare” indicano la crescita economica, lo sviluppo e la prosperità del popolo cinese.
Secondo l’Ambasciatore, la Cina possiede uno strumento di governance economica in più rispetto all’Occidente, che agisce solo sulla politica monetaria e fiscale: la forte presenza dello Stato in economia. Per semplificare i punti chiave sono tre:
- Il “terzo gatto” cinese: Lo Stato controlla direttamente i grandi settori (comunicazioni, energia, trasporti, grandi beni pubblici, ospedali, autostrade).
- Settore Privato: Controlla indirettamente la larga parte dell’economia privatizzata (piccole e medie imprese, commercio minuto).
- Grandi Aziende Private: Anche le grandi aziende private devono seguire le direttive del governo.
Questa struttura è volta a impedire che il potere economico superi una determinata soglia e diventi potere politico. “Nella gerarchia dei poteri in cima alla piramide c’è la politica e sotto c’è l’economia. Da noi è il contrario, il comando è evidentemente chi ha i danè… e cioè la grande finanza.”
L’Ambasciatore ricorda che questa subordinazione del potere politico a quello economico-finanziario era stata individuata da Karl Polanyi nel suo libro La Grande Trasformazione, dove evidenziava come nel XIX secolo l’economia avesse “incistato al suo interno il potere politico”.
La Programmazione e il Declino Americano
Un’altra capacità cinese che l’Occidente ha perso è quella di programmare. La presenza dello Stato libera la Cina dallo “schiavismo di avere i conti in ordine al fine anno” e permette di proiettare investimenti e risorse nel medio periodo.
Bradanini suggerisce che le “inquietudini che agitano il mondo politico-militare… l’hubris dell’impero in declino” americano siano legate a una percezione inconscia: la superiorità del sistema cinese, non solo dal punto di vista etico e della distribuzione della ricchezza (la Cina ha fatto uscire dalla povertà 800-900 milioni di persone), ma anche in termini di produttività economica.
Riguardo al tema ambientale, l’Ambasciatore precisa che la Cina è il più grande inquinatore globale (sebbene pro capite siano gli Stati Uniti), ma sta investendo moltissimo nelle energie rinnovabili, una scelta strategica forte.
La Multipolarità e la Diplomazia
Bradanini sottolinea che le nazioni contano se hanno due caratteristiche: dimensione demografica e potenza economica. L’India, ad esempio, è destinata a sfidare l’egemonia (è la nazione più popolosa e nel 2024 è cresciuta di più della Cina).
Il mondo è destinato a essere plurale, “multinodale”. Poiché viviamo in un mondo anarchico (senza un’autorità superiore che regoli le dispute), le grandi potenze sono destinate a essere avversarie o nemiche, in un “gioco a somma zero”.
Di fronte a questa “drammaticità”, il futuro impone di trovare una sintesi in un punto neutro esterno: le Organizzazioni Internazionali. Bradanini auspica un sistema di bilanciamento attraverso l’accrescimento delle competenze e del Diritto Internazionale, che l’impero americano in declino sta “depotenziando”. Bradanini evidenzia che l’Impero americano è destinato a declinare e non sarà sostituito da un altro: “sarà l’ultimo impero della storia.” Le grandi potenze che definiranno il futuro saranno Stati Uniti, Russia, Cina, e in prospettiva India (per ragioni demografiche) e forse Brasile e Africa.
Il Ruolo dell’Unione Europea
Alla domanda sul ruolo dell’Unione Europea, l’Ambasciatore solleva la questione dell’identità e della sovranità. “A mio avviso non sappiamo bene che cosa sia l’Unione Europea… non è una confederazione di Stati, non è una federazione di Stati nell’uno o nell’altro, è soltanto uno strumento di estrazione di risorse e di lavoro dai paesi sprovveduti, in particolare l’Italia, per arricchire lo strato superiore, le oligarchie soprattutto del Nord Europa che dominano la finanza continentale.”
Queste oligarchie, a loro volta, sono soggette al “superpotere della City di Londra e delle corporazioni americane di Wall Street”.
Secondo Bradanini, l’idea di una “Federazione Europea” o “Stati Uniti d’Europa” è una chimera perché non esiste un popolo europeo. I popoli si creano dalla storia, dagli accadimenti, dalle guerre, dalla lingua, religione, costumi.
L’evidenza della non esistenza del popolo europeo risiede nel rifiuto del principio di solidarietà: “un partito politico che in Danimarca, in Olanda o nella Germania del Nord si presentassi con questo programma raccoglierebbe lo zero virgola”.
La Proposta per l’Italia
Per dare una prospettiva ai nostri figli, occorre smantellare l’Unione Europea (“le cose fatte male, si possono anche disfare e magari farle meglio”) e affrontare i due livelli di subordinazione dell’Italia politico-militare, nei confronti della NATO e degli Stati Uniti, monetaria e finanziaria invece a vantaggio delle oligarchie del Nord Europa.
“Per dare una prospettiva ai nostri figli occorrerebbe uscire dall’Unione Europea/Eurozona: l’Italia finalmente riconquisterebbe la nostra sua enorme competitività e le sue piccole e medie imprese… tornerebbero a conquistare mezzomondo”. Ha poi aggiunto che bisognerebbe uscire anche dalla NATO: invitare gli amici americani a ritirare le armi e i bagagli (comprese le testate nucleari)”.
Dopo aver fatto questo, l’Italia “tornerebbe ad essere la regina del Mediterraneo, un mare che non a caso gli antichi romani, i nostri antenati, chiamavano Nostrum“.
