Falconera, l’isola dove l’uomo e la laguna hanno fatto un patto

Riproduci la puntata

Di Danilo Guenza

Incastonata nella laguna nord di Venezia, l’Isola di Falconera è un ecosistema fragile e meraviglioso gestito da giovani donne. Anna Sarzetto ci racconta la sfida di fare impresa tra vallicoltura estensiva, turismo lento e la minaccia del cambiamento climatico.

C’è un luogo nella laguna nord di Venezia dove il tempo sembra dettato esclusivamente dalle maree. Si chiama Isola di Falconera, un fazzoletto di terra di 20 ettari circondato da 36 di specchi d’acqua, il cui nome evoca un passato di nobiltà e falconeria, quando i veneziani vi catturavano i falchi da addestrare per la caccia. Oggi, quell’eredità è nelle mani di Anna Sarzetto e di sua sorella, giovani custodi di un equilibrio millenario tra uomo e natura.

Un’oasi di “Bellezza e Fragilità”

Gestire un’isola privata non è un privilegio da cartolina, ma una scelta di resistenza. “Questi luoghi nascono dalla cooperazione tra l’uomo e la natura,” spiega Anna. “Senza l’intervento umano, la natura prevarrebbe in modo caotico, distruggendo un ambiente che, per quanto artificiale nelle sue strutture di valle, è diventato una riserva naturale preziosissima.” Vivere a Falconera significa innamorarsi ogni giorno di un paesaggio che cambia ogni sei ore, seguendo il ritmo della barena, quel particolare terreno lagunare che viene ciclicamente sommerso dall’acqua salmastra.

La Vallicoltura: pescare assecondando il mare

Il cuore pulsante dell’isola è l’attività di vallicoltura estensiva. Qui non si usano mangimi né antibiotici. Il sistema si basa sui “volumi” (sbarramenti che derivano dal latino vallum) e sfrutta le migrazioni naturali dei pesci tra il mare e la laguna.

  • In primavera, il pesce entra in laguna attirato dal cibo.

  • In autunno, cerca di tornare in mare per riprodursi e svernare. È in questa fase che i vallicoltori selezionano il pescato, garantendo un accrescimento naturale che, sebbene richieda più tempo, offre una qualità organolettica superiore e una sostenibilità totale.

Non solo pesce: miele di barena e turismo etico

L’isola è un laboratorio di biodiversità a cielo aperto. Oltre alla pesca e alla coltivazione dei carciofi, Falconara è famosa per il suo miele di barena, un prodotto pregiatissimo. Le api raccolgono il nettare da fiori piccolissimi che resistono al sale, sfidando le maree.

Per sostenere questa economia fragile, la famiglia Sarzetto ha aperto l’isola a un turismo consapevole e alla didattica:

  • Fattorie didattiche per bambini.

  • Corsi di acquerello lagunare e laboratori di “impiraresse”, l’antica arte veneziana di infilare le perline di vetro, per mantenere vive le tradizioni sociali di chi abitava le isole.

Le sfide: dal Granchio Blu al Cormorano

Il lavoro in laguna non è privo di predatori. Se il granchio blu — spauracchio di molti pescatori — a Falconara trova un nemico naturale nell’ibis e una valorizzazione gastronomica, il vero problema è il cormorano. “Un uccello che migra dall’Africa e che può mangiare fino a 3-4 chili di pesce al giorno,” spiega Anna. Per proteggere il pesce che in inverno staziona immobile per risparmiare energie, le sorelle Sarzetto devono coprire i canali con reti, un lavoro faticoso ma necessario per evitare perdite devastanti.

Il futuro: autosufficienza e cambiamento climatico

Nonostante la mancanza di fondi istituzionali, il progetto per Falconera è ambizioso: raggiungere l’autosufficienza energetica. L’idea è sfruttare l’escursione di marea con turbine idrauliche e installare dissalatori per l’acqua dolce, riducendo al minimo l’impronta ecologica.

Sullo sfondo, resta la preoccupazione per una laguna che cambia. “I fondali si stanno alzando o approfondendo a causa dell’erosione,” osserva Anna, “e pesci tipicamente marini stanno sostituendo le specie lagunari.” Un segnale che l’equilibrio è più sottile che mai.

L’Isola di Falconera resta però un esempio di come la nuova generazione possa raccogliere un testimone antico, trasformando la fatica della gestione ambientale in un’opportunità di impresa etica e bellezza pura.

Iscrivi alla nostra newsletter