E’ vivo un fiume? – Libri da far circolare

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Questa non è solo una bella e fondamentale domanda, è anche il titolo di uno straordinario libro di Robert Macfarlane edito Einaudi.

Robert Macfarlane è nato a Oxford nel 1976 e vive e insegna a Cambridge.

Ha scritto opere tradotte in oltre 30 lingue ed ha ottenuto numerosi riconoscimenti in tutto il mondo.

E’ vivo un fiume è stato definito da The Guardian come uno dei più grandi eventi editoriali del 2025.

A pagina 149 del libro, l’ultima delle pagine, Macfarlane cita Alexis Wright, una scrittrice ed attivista per la terra e membro della nazione degli Waany, all’estremo nord australiano che in un suo articolo scrive:

“Il mondo ha disperatamente bisogno di narratori persuasivi che ci aiutino a dare un senso agli eventi imperscrutabili che si stanno verificando. E i primissimi antenati che siedono nell’eternità, imprimeranno nelle menti di questi futuri scrittori un modo per immaginare come riportare la vita nelle leggi degli esseri creativi, nel deserto di sabbia e nei mari; come riportare la vita nelle acque, nelle montagne e nei cieli, nelle piane e nelle pianure, come riportarla nella boscaglia, nelle foreste, nel tuono e nei venti, come riportarla negli alberi e negli animali.”

E questo libro è molto più di una prova a farlo, a riportare la vita, come dice l’autore, è la prova che è letterariamente possibile.

L’idea di fondo che anima il libro dal titolo: “E’ vivo un fiume?” è che i fiumi sono esseri viventi e in quanto tali vanno riconosciuti e tutelati, anche dal punto di vista legale.

E per rispondere a questa domanda, “sono vivi i fiumi?”, solo apparentemente retorica, Macfarlane risponde intraprendendo tre viaggi al cuore per i diritti dei fiumi accompagnato di volta in volta da attivisti, scienziati, studiosi, giuristi, guide locali, amici.

I fiumi sono Los Cedros in Equador, Chennai nell’India meridionale ed infine in Nitassinan in Canada, per il maestoso Mutehekau Shipu.

Una idea che può trasformare il mondo, l’idea che i fiumi sono vivi.

Cosa comporta questo riconoscimento in termini di percezione, di leggi, di politiche? Beh, è un tentativo di pensare l’acqua in un altro modo!

Immaginare che un fiume sia vivo fa luccicare l’acqua in altro modo. Emergono nuove possibilità di incontro, e la solitudine arretra di un passo o due. Vi troverete a innamorarvi verso l’esterno, per usare una bella espressione di Robinson Jeffers.

Le idee viaggiano nel tempo e nello spazio, scrive l’autore, nuotano come pesci. Sono trasportate dal vento come pollini. Migrano come uccelli. A volte il loro movimento le porta in giro per il mondo e trovano nicchie in cui attecchire.

Nel 1971, un giovane accademico di nome Christopeher Stone, durante un seminario all’Università della Southern California a Los Angels si chiese: “ come sarebbe una coscienza basata su una legge completamente diversa? Una coscienza in cui…la natura avesse dei diritti. Voglio dire i fiumi, i laghi, gli alberi?Che affetto avrebbe questo atteggiamento giuridico sul modo sul modo in cui una comunità si autopercepisce?”

Circa 10 anni dopo, questa idea si concretizzò in uno straordinario decreto legislativo intitolato Te Awa Tupua Act che approvò il Parlamento Neo Zelandese tra canti, danze e lacrime di gioia. La legge riguardava il Whanganui, un fiume che nasce dall’acqua di disgelo di tre vulcani dell’isola del nord attraversati da quasi trecento chilometri di foreste pluviali. Un fiume che sfocia nel mar di Tanzania. Il dispositivo giuridico ruota attorno ad un assunto: il fiume è un insieme vivo e indivisibile.

Il libro di Robert Macfarlane è un libro scritto bellissimo, poetico, a volte commovente e ricco di umanità. Na storia, anzi tre, tutte da leggere per riscoprirsi con la natura dei fiumi.

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