Crisi climatica e futuro del Vino, intervista a Pierluigi Bolla

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Di Danilo Guenza

Intervista a Pierluigi Bolla, presidente di Spumante Valdo, a margine del Forum Economico Eurasiatico di Verona. Bolla analizza l’impatto del cambiamento climatico sul settore vinicolo, le sfide legislative e le nuove tendenze di mercato, come il vino dealcolizzato.

Il presidente Bolla è intervenuto durante il forum sul tema di come la crisi e il cambiamento climatico stiano impattando sul settore del vino.

“La crisi climatica è uno degli aspetti più delicati di un mega trend che sta influenzando in maniera importante il nostro settore,” ha affermato Bolla. Questo mega trend include anche l’innovazione tecnologica, la diminuzione dei consumi e la sovrapproduzione.

Riguardo alla crisi climatica, Bolla ha evidenziato cambiamenti drammatici negli ultimi 20 anni. Ricordando i tempi in cui “andavo a sciare sulle colline di Suavo e sulle colline di Valdobbiadene”, oggi la situazione è radicalmente diversa: “noi praticamente la neve non la vediamo più, affrontiamo siccità, affrontiamo grande calore durante l’estate, affrontiamo anche temporali molto cattivi, con grandinate molto forti.”

L’effetto più evidente è l’anticipo della vendemmia: trent’anni fa in Sicilia si vendemmiava il 1° settembre, oggi a fine di luglio si è già vendemmiato; a Valdobbiadene si vendemmiava a fine di settembre e 1° ottobre, oggi la vendemmia comincia al 1° settembre.

Le Soluzioni e le Sfide Legisative

Di fronte a questa situazione, il processo di sostenibilità è cruciale, con attenzione all’ambiente, alla CO2 e all’eliminazione di alcuni antiparassitari.

Tuttavia, sono necessarie anche misure più drastiche e coraggiose: cominciare a pensare di spostare i vigneti in zone più fresche e sostituire alcuni vitigni con vitigni “molto più resilienti, molto più resistenti al caldo”.

Bolla ha sottolineato l’importanza di avere una significativa escursione termica tra il giorno e la notte per produrre un buon vino, mentre “sole continuo molto caldo, siccità certamente non fa bene al prodotto”.

Spostare o cambiare i vitigni implica affrontare il tema legislativo e le leggi di denominazione di origine controllata (DOC).

Secondo i regolamenti comunitari, quando si espiantano i vigneti definitivamente, si perdono i diritti di reimpianto, che deve avvenire nell’arco di 12 o al massimo 24 mesi (con deroga).

Il problema è particolarmente sentito nelle regioni DOC, in quanto il Veneto, ad esempio, produce circa il 45% di tutto il vino DOC in Italia. Per attuare i cambiamenti necessari (spostare i vigneti o cambiare i vitigni) bisogna modificare i regolamenti di produzione, un processo che “certamente non si può fare dalla mattina alla sera e certamente può vedere contrasti di interessi economici contrastanti tra le diverse categorie della filiera”.

Il Trend del Vino Dealcolizzato

Riguardo al mercato del vino senza alcol, Bolla ha confermato che il trend è in aumento. Se ne è iniziato a parlare prima del Covid, con le prime istruzioni politiche per la modifica dei regolamenti di produzione risalenti al 2018-2019.

“Oggi questo è un trend perché i consumi di prodotti senza alcool, vini o spumanti, sono in aumento,” ha spiegato. Il dibattito è se sia un fenomeno di moda o se determinerà “una sostenibilità, una consistenza importante nei prossimi anni”.

Bolla ha ricordato i precedenti wine coolers degli anni ’90, bevande a base aromatica da 5-6 gradi che sono durate circa dieci anni per poi scomparire.

Oggi, l’opportunità del vino dealcolizzato è duplice:

  1. Contrastare il minor consumo di vino, mantenendo vivo il business.
  2. Diversificare la categoria.

Tuttavia, il presidente Bolla ha anche notato che se “il consumo di vino diminuisce, ma il consumo degli spirits aumenta. Questo, ecco perché io dico bisogna capire se è un fatto di moda. Cioè i giovani oggi bevono meno vino, ma bevono più alcool.”

Infine, Bolla ha invitato alla massima attenzione nella lettura delle etichette, specialmente tra i prodotti che vanno da 0,5° a 8°. Ci sono le bevande aromatiche a base di vino (vino, acqua, mosto, acqua e zucchero) e i prodotti senza alcool (dove si parte da vini già fatti con alta gradazione e, attraverso processi tecnologici, si toglie l’alcol, lasciando soltanto il succo).

“Bisogna fare molta attenzione, anche leggere le etichette come sempre,” ha concluso.

Foto di Danilo Guenza

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